Il futuro è Silica-free

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Date:
17 Febbraio, 2021
Breton continua ad ampliare la gamma dei prodotti e tecnologie a disposizione delle imprese clienti, ponendo al primo posto la salute e la sicurezza sul lavoro.
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LA SILICE CRISTALLINA: COS’È E DOVE SI TROVA?
L’ossigeno e il silicio sono i due elementi che prevalgono nella composizione della crosta terrestre, il primo è presente in ragione del 60% mentre il secondo del 20%. Quando questi due elementi si combinano danno origine al composto più comune nella crosta terrestre: il Biossido di Silicio o Silice, con formula chimica SiO2, presente in molte delle pietre che comunemente conosciamo, come peraltro nei vetri e nelle ceramiche.

La Silice si può trovare in varie forme, suddivisibili in due macro-famiglie:
  1. Silice Amorfa
  2. Silice Cristallina
Nella Silice Amorfa la disposizione delle unità SiO2 non rispetta un ordine spaziale preciso. In natura sono costituite principalmente da silici di origine vulcanica, come le pomici e da silici di origine biologica come la terra di diatomee. Esistono anche delle silici amorfe sintetiche, che sono presenti nei vetri o nella silice fusa.
La silice amorfa non è considerata pericolosa per la salute, nemmeno se nella forma di polvere sottile inalabile.

Nella Silice Cristallina, invece, le unità di SiO2 sono disposte nello spazio secondo regole precise.
Le forme di silice cristallina sono costituite da:
  • Quarzo
  • Cristobalite
  • Tridimite
In natura, la più comune è il quarzo. Cristobalite e tridimite sono rare e si formano comunemente nella cottura/uso dei mattoni refrattari.
Il quarzo è presente nei graniti e porfidi, nelle quarziti, nelle sabbie dei litorali, nelle ceramiche e nelle porcellane, nei laterizi, nelle lastre di quarzo-resina.
La cristobalite presenta un elevato grado di bianco e per questo viene anche prodotta artificialmente, partendo dal quarzo, per essere impiegata come carica minerale in vari prodotti industriali tra cui le lastre di quarzo-resina.
GLI EFFETTI SULLA SALUTE DELLA SILICE CRISTALLINA
Le forme cristalline della silice sono le più diffuse in natura. I minerali e le pietre silicee, così come i prodotti finiti fabbricati con gli stessi, che calpestiamo e maneggiamo quotidianamente, non generano assolutamente alcun problema per la salute. Essi diventano eventualmente pericolosi se ridotti in polvere sottile, la quale, inalata in maniera costante nel tempo, danneggia il tessuto polmonare creando gravi danni alla salute.

Le polveri sottili di silice cristallina possono essere generate dalle lavorazioni a secco delle pietre silicee, quali frantumazione e macinazione, taglio, calibratura, lucidatura e simili.

La malattia più comune causata dall’inalazione prolungata di queste polveri silicee è la silicosi, che in forma grave potrebbe danneggiare irreparabilmente il sistema polmonare.
Però, nelle situazioni più gravi, può pure insorgere il cancro polmonare.
Nel 2012 la IARC – Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha riconosciuto la silice cristallina in frazione respirabile quale agente cancerogeno.
Le persone più esposte al rischio di contrarre queste malattie sono gli addetti alla produzione e lavorazione di materiali contenenti silice cristallina – operai di miniere e cave, di acciaierie, fonderie, cementifici e coloro che fabbricano e lavorano pietre contenenti quarzo o cristobalite.

Per lo sviluppo della silicosi e del cancro polmonare il fattore determinante è la quantità di polveri inalate e la durata dell’esposizione a dette polveri, insieme alle dimensioni delle particelle inalate.
A seconda della durata dell’esposizione alle polveri di silice e alle quantità inalate, la silicosi si manifesta in forme lievi o gravi che vanno da quella cronica (forma più comune che insorge dopo un’esposizione di 15-20 anni a bassi livelli di silice) a quella acuta (si manifesta dopo l’inalazione di elevati livelli di polvere di silice, anche solo per pochi anni).
Le frazioni di polvere silicee identificate quali più pericolose sono quelle con dimensioni inferiori ai 10 micron, perché considerate inalabili e possono addirittura raggiungere gli alveoli polmonari e depositarvisi, provocando un’irritazione a livello polmonare.

È importante però considerare il fatto che gli utilizzatori finali di materiali contenenti silice cristallina non corrono assolutamente alcun rischio, dato che la malattia deriva dall’inalazione delle polveri durante le fasi di lavorazione.
NORMATIVE INTERNAZIONALI E NAZIONALI
Il problema delle malattie professionali legate all’esposizione alla silice è molto sentito ad ogni livello, tanto che sono diverse le organizzazioni, sia a livello nazionale che internazionale, che se ne occupano.

In Italia, dal 2003, c’è il NIS – Network Italiano Silice, che si occupa della divulgazione di documenti tecnici per gestire il rischio di esposizione professionale, anche in collaborazione con le ASL territoriali.

In Europa la principale organizzazione è NEPSIEuropean Network for Silica, formata dalle associazioni europee di settore di dipendenti e datori di lavoro che, il 25 aprile 2006, hanno sottoscritto il Dialogo Sociale “Accordo sulla Tutela della Salute dei Lavoratori attraverso la Corretta Gestione e Uso della Silice Cristallina e dei Prodotti che la contengono".
Il Network ha pubblicato svariati studi e documenti, quello più rilevante è la “Guida alle Buone Pratiche per Protezione della salute dei lavoratori”, un vademecum che aiuta a valutare il rischio di esposizione e le procedure per la sua prevenzione.
Il quadro normativo inerente ai limiti di esposizione a polvere di silice cristallina è stato oggetto di molteplici modifiche e aggiornamenti negli ultimi anni, sia nella UE che nel resto del mondo. Tra le ultime novità, sono stati inseriti “i lavori comportanti esposizione a polvere di silice cristallina respirabile, generata da un procedimento di lavorazione” fra quelli classificati cancerogeni, come sancito dalla Direttiva UE 2017/2398 e recepito dal D. Lgs. del 1° giugno 2020 n. 44 con entrata in vigore dallo scorso 24 giugno 2020.

Secondo la direttiva europea, di cui sopra, il limite di esposizione occupazionale alla silice libera cristallina (CAS 14808-60-7) è di 0,1 mg/m³ frazione respirabile periodo di riferimento di 8 ore.
Tale soglia è ulteriormente ridotta a seconda del paese e della relativa legislazione o dei valori di riferimento stabiliti da diverse organizzazioni:
  • In America la ACGIHAmerican Conference of Governmental Industrial Hygienists, ha posto come limite 0,025 mg/m³
  • In Canada il Canada Labour Code il limite varia da 0,025 a 0,1 mg/m³ (a seconda della provincia canadese
  • Il SCOELScientific Committee on Occupational Exposure Limits lo pone a 0,050 mg/m³
  • Il NOHSCNational Occupational Health & Safety Commission 0,1 mg/m³
La Norma UNI EN 689 definisce una strategia per effettuare misure dell’esposizione, per dimostrarne la conformità coi limiti di esposizione occupazionale.
Qualora venga rilevato un rischio “non irrilevante per la salute”, devono essere messe in atto misure di prevenzione e protezione specifiche, compresa la sorveglianza sanitaria; con l’obbligo di ripetere più frequentemente le misurazioni per monitorare che i limiti non vengano superati nel tempo.

A livello italiano, considerando la silice un agente cancerogeno, gli obblighi previsti sono definiti nell’articolo 237 - Misure tecniche, organizzative, procedurali del testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e le relative sanzioni comportano “arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2.740,00 a 7.014,40 euro” per il datore di lavoro/dirigente che non applica le suddette misure di prevenzione.

 
LA SILICE CRISTALLINA NELL’INDUSTRIA LAPIDEA
L’industria lapidea lavora diversi tipi di pietre, il cui contenuto in quarzo/cristobalite può essere estremamente variabile.
Tra i materiali comunemente lavorati nell’industria lapidea aventi un contenuto di quarzo significativo troviamo: il granito (20-60% di quarzo), le quarziti e le arenarie (95% di quarzo), la pietra composita a base quarzo (75% di quarzo), e la ceramica (10-15% di quarzo).

Normalmente, le operazioni tecnologiche (segagione, calibratura, levigatura/lucidatura, sagomatura, ecc.) sono effettuate nelle industrie con macchinari dedicati impieganti acqua, la quale contribuisce a ridurre drasticamente la dispersione di polveri nell’ambiente e, quindi, il grado di esposizione dei lavoratori alle polveri di silice cristallina.

Si stima che, con un flusso d’acqua adeguato, almeno il 99% delle polveri generate dagli utensili venga abbattuto ed evacuato con l’acqua di lavorazione. La parte rimanente, normalmente inferiore al 1%, viene nebulizzata in aria attraverso delle piccole goccioline d’acqua (aerosol) generate dagli utensili in rotazione, le quali in ambienti poco aerati possono poi depositarsi sulle superfici circostanti, e successivamente asciugarsi.
Per evitare il rischio che l’esigua percentuale di polvere depositata sulle superfici a seguito dell’asciugatura dell’aerosol venga sollevata da correnti d’aria, è necessario lavare frequentemente le superfici dell’ambiente di lavoro.

In certi ambienti lavorativi, in particolare quelli esterni agli ambienti industriali, purtroppo non tutte le lavorazioni vengono effettuate con utilizzo d’acqua e, conseguentemente, nell’ambiente viene dispersa una notevole quantità di polvere, potenzialmente contenente silice cristallina. Se non viene eliminata con impianti di aspirazione, la polvere rimane sospesa in aria e si deposita sulle superfici circostanti, per poi risollevarsi con eventuali correnti d’aria. 
Conseguentemente gli operatori, se sprovvisti di adeguati dispositivi di sicurezza personali, corrono il serio rischio di inalare grandi quantità di polvere.
SICUREZZA E PREVENZIONE: I PILASTRI BRETON
Breton da sempre è impegnata a perfezionare le tecnologie e i processi produttivi nell’Industria della pietra naturale e della pietra composita, rispettando l’ambiente, la salute e la sicurezza delle persone.

Tutte le attrezzatture e macchine Breton lavorano con adeguati flussi d’acqua e rispettano i limiti più stringenti delle normative. Inoltre, vengono fornite agli utilizzatori delle macchine opportune istruzioni operative relative alla pulizia del luogo di lavoro e all’eventuale uso di DPI, onde evitare l’esposizione a polveri potenzialmente contenenti silice cristallina. 

Breton però, conscia del fatto che in talune situazioni lavorative poco attente alla salubrità ambientale vi è il rischio di polveri cristalline disperse, si è spinta oltre.
Ha quindi sviluppato delle tecnologie e dei prodotti con eccezionali caratteristiche fisico meccaniche ma privi di silice cristallina.
Ha sviluppato Lapitec®, pietra sinterizzata composta da minerali naturali puri, con superiori caratteristiche estetiche e fisiche che non contiene quarzo.
Inoltre, ha recentemente sviluppato il Bioquarzo®, un quarzo industriale privo di silice cristallina che può essere utilizzato come materia prima alternativa al quarzo naturale per la fabbricazione del Bretonstone® (pietra composita a base quarzo).

 

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